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D. 03/09/2002-Attività conoscitive preliminari. 1.1. Realizzare l'inventario delle previsioni normative riferite ai siti Natura 2000 considerati (raccogliere tutti gli elementi di natura legislativa, regolamentare, amministrativa, pianificatoria, programmatoria e contrattuale che riguardano le aree, con riferimento alla loro disciplina d'uso). 1.2. L'area del sito natura 2000 considerato è interna o esterna a un'area naturale già protetta? Alternative decisionali: A) se è interna ad una area naturale protetta: gli strumenti di protezione interni dell'area protetta sono sufficienti a mantenere in uno stato di conservazione soddisfacente gli habitat e le specie per il quale il sito è stato individuato? (esistono strumenti di pianificazione vigenti per l'area protetta, regolamenti, piani di gestione? quali discipline o zonizzazioni sono previste per le aree in questione? si realizza il mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente dell'habitat o dell'habitat di specie richiesto dalla direttiva?): A.1) Si, allora il sito non richiede misure specifiche di conservazione: l'iter decisionale si arresta, ferme restando le attività di monitoraggio e valutazione riferite alle specifiche aree di interesse comunitario; A.2) No, si procede nell'iter decisionale; B) se è esterna ad aree naturali protette si prosegue nell'iter decisionale. Seconda fase. -Verifica delle misure di gestione esistenti. 2.1. Il piano di gestione è necessario rispetto alle misure di conservazione obbligatorie già esistenti: Alternative decisionali. A) No, le misure di conservazione obbligatorie già esistenti sono sufficienti al mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente dell'habitat o dell'habitat di specie richiesto dalla direttiva: l'iter decisionale si arresta, ferme restando le attività di monitoraggio e valutazione riferite alle specifiche aree di interesse comunitario. B) Sì, le misure di conservazione obbligatorie già esistenti non sono sufficienti al mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente dell'habitat o dell'habitat di specie richiesto dalla direttiva: si prosegue nell'iter decisionale. 2.2. Il piano digestione è necessario rispetto agli strumenti di pianificazione già esistenti? Piani urbanistico-territoriali. Piani di bacino. Piani per singole risorse (estrattive, acque, coste, fauna, foreste, ecc.). Altri strumenti di pianificazione previsti dalla legislazione vigente. Alternative decisionali. A) No, gli strumenti di pianificazione già esistenti sono sufficienti al mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente dell'habitat o dell'habitat di specie richiesto dalla direttiva: l'iter decisionale si arresta, ferme restando le attività di monitoraggio e valutazione riferite alle specifiche aree di interesse comunitario. B) Sì, gli strumenti di pianificazione già esistenti non sono sufficienti al mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente dell'habitat o dell'habitat di specie richiesto dalla direttiva: si prosegue nell'iter decisionale. Terza fase. -Integrazione delle misure obbligatorie di protezione. Se le misure obbligatorie non sono sufficienti al mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente dell'habitat o dell'habitat di specie richiesto dalla direttiva occorrerà innanzitutto provvedere ad integrarle, per poi prendere in esame la possibilità di realizzare un piano di gestione, dopo aver nuovamente verificato i punti della fase 2. -Integrazione degli strumenti di pianificazione esistenti. Quarta fase. Configurazione del piano di gestione. 4.1. Il piano di gestione è necessario (esiste una motivazione specifica a seguito delle fasi precedenti). A seconda che, nello specifico caso, il piano di gestione abbia o meno una sua valenza normativa il documento da redigere assume una delle seguenti forme: Alternative decisionali. A) elementi per l'integrazione dei piani esistenti o in fase di elaborazione (sono predisposti ed inseriti una serie di elementi contenutistici all'interno di altri strumenti di pianificazione esistenti o in itinere: ad esempio, piano del parco o della riserva; piano territoriale di coordinamento o paesistico; piano strutturale o regolatore; piano di assestamento forestale; ecc.). B) piano di gestione (il piano di gestione è concepito e approvato come strumento di pianificazione a sè stante). Quinta fase. Predisposizione tecnica del piano di gestione. Articolazione delle fasi di studio per la redazione tecnica delle misure di conservazione, in uno specifico piano di gestione o eventualmente da integrare negli strumenti di pianificazione esistenti secondo le procedure vigenti di modifica di tali strumenti. Sesta fase. Verifica e predisposizione di eventuali ulteriori misure di conservazione da integrare nel piano. Stabilite le misure di conservazione obbligatorie, il piano di gestione o gli elementi per l'integrazione dei piani già previsti, verificare se esiste la necessità di determinare eventuali ulteriori misure di prevenzione per evitare il degrado degli habitat o la perturbazione delle specie considerate, che verranno inserite in una versione aggiornata del piano. Struttura del piano di gestione per un Sito Natura 2000 L'art. 6 della direttiva Habitat evidenzia la peculiarità dei piani di gestione dei siti Natura 2000 nel considerare in modo comprensivo le caratteristiche ecologiche e socio-economiche di ciascun sito. I siti Natura 2000 comprendono una moltitudine di situazioni sia dal punto di vista ecologico, sia da quello socio-economico, sia per quanto riguarda le condizioni attuali di pianificazione territoriale. A seconda di queste caratteristiche, gli enti preposti all'implementazione del piano di gestione valuteranno in che misura applicare lo schema redazionale qui proposto: in particolare, quali aspetti privilegiare e se inserirlo o meno in esistenti strumenti di pianificazione territoriale. L'obiettivo di Natura 2000 è di mantenere in uno stato di conservazione soddisfacente, primariamente attraverso siti "dedicati", il patrimonio di risorse di biodiversità rappresentato dagli habitat e dalle specie d'interesse comunitario. Nella maggior parte dei casi, i singoli siti contengono solo una piccola parte di tali risorse, che si trovano distribuite su un vasto dominio territoriale (tanto nella rete Natura 2000 che nei territori esterni). Solamente una minoranza di habitat e specie si ritrova su un dominio territoriale poco esteso (centinaia/migliaia di ettari), spesso frammentato, all'interno di uno o pochi siti. In ogni caso, la gestione di un sito, qualunque sia il suo contributo nella rete, deve rispondere a un unico obbligo di risultato: salvaguardare l'efficienza e la funzionalità ecologica degli habitat e/o specie alle quali il sito è "dedicato" contribuendo così a scala locale a realizzare le finalità generali della direttiva. A tale scopo è necessario tradurre il concetto di stato di conservazione soddisfacente dell'habitat/specie a scala di rete (vedi art. 1e-i, direttiva Habitat) in parametri rilevabili a scala di sito, che forniscano indicazioni circa le condizioni di conservazione della risorsa d'interesse (indicatori). La prima parte del piano consta del "quadro conoscitivo" del sito e del paesaggio circostante, ove rilevante per le finalità del piano stesso. Il "quadro conoscitivo" riguarda le seguenti componenti: A) fisica; B) biologica; C) socio-economica; D) archeologica, architettonica e culturale; E) paesaggistica. Le cinque componenti sono descritte sulla base delle conoscenze pregresse e, ove le risorse finanziarie lo consentano, di studi aggiuntivi. Le conoscenze pregresse sono costituite da pubblicazioni scientifiche, rapporti tecnici e statistici ed elaborazioni cartografiche. A) Descrizione fisica del sito. La descrizione fisica del sito consta di: descrizione dei confini; clima regionale e locale; geologia e geomorfologia; substrato pedogenetico e suolo; idrologia. B) Descrizione biologica del sito. La descrizione biologica del sito è incentrata sulle specie e sugli habitat (o quando ciò sia sensato dal punto di vista gestionale, su raggruppamenti di habitat) per i quali il sito è stato individuato. I) Il primo passo è la verifica e l'aggiornamento dei dati di presenza ri portati nelle schede Natura 2000. II) Segue una ricerca bibliografica esaustiva della letteratura scientifica rilevante sul sito. III) Seguono gli studi di dettaglio che constano di un atlante del territorio (del sito ed eventualmente del paesaggio circostante) composto da alcune mappe tematiche e delle liste delle specie vegetali e ani mali presenti. La scala dell'atlante è da definirsi essenzialmente sul la base dell'estensione del sito. L'atlante è composto dai seguenti tematismi, la cui selezione è subordinata alle necessità ed opportunità di ciascun caso in esame: uso del territorio; questa carta è ottenuta tramite interpretazione di immagini telerilevate (preferibilmente ortofoto) e validazione in campo ad opera di esperti. L'obiettivo è di mappare tutti gli habitat presenti, come codificati nell'allegato alla direttiva Habitat, e l'uso del suolo (inclusi i valori archeologici e architettonici); distribuzioni reale e potenziale delle specie floristiche in allegato II e IV alla direttiva Habitat e delle specie di interesse nazionale, sulla base di rilievi di campo e, ove esistenti, di riferimenti bibliografici; distribuzioni reale e potenziale delle specie zoologiche in allegato II e IV alla direttiva Habitat e in allegato I alla direttiva Uccelli, e delle specie di interesse nazionale; una particolare attenzione dovrà essere prestata alla localizzazione dei siti di riproduzione, di svernamento e di sosta delle specie di interesse, nonchè alle aree ad elevata ricchezza di specie; fitosociologia (di tutto il sito o di alcune aree campione) secondo l'approccio sinfitosociologico, capace di evidenziare oltre alla situazione reale anche quella potenziale. Le liste delle specie botaniche e zoologiche sono messe a punto sulla base della bibliografia esistente e di rilievi di campo ad hoc. Tali liste possono fornire informazioni quantitative o semiquantitative circa l'abbondanza delle singole specie o limitarsi a segnalarne la presenza. Sono evidenziate le specie degli allegati II e IV della direttiva Habitat e I della direttiva Uccelli, le specie prioritarie, le specie appartenenti alla lista rossa nazionale e quelle protette da convenzioni internazionali: lista delle specie botaniche in allegato alla direttiva Habitat e altre specie di interesse nazionale; lista delle specie zoologiche in allegato alla direttiva Habitat e alla direttiva Uccelli e altre specie di interesse nazionale. C) Descrizione socio-economica del sito. La fase di inventano socio-economico identifica i fattori esistenti o potenziali che si suppone possano influenzare (positivamente o negativamente) la conservazione degli habitat e delle specie di interesse presenti nel sito. Anche questo inventario è costituito dall'atlante (insieme di tematismi socio- economici) e da raccolte di informazioni specifiche. Questa parte dell'atlante contiene i seguenti tematismi: aree protette, suddivise per tipologia come riportato nell'elenco ufficiale delle aree protette; altri vincoli ambientali (paesaggistico, idrogeologico, ecc.); uso del suolo (già contenuta nell'inventario biologico); mappa catastale o almeno definizione di macrozone demaniali, pubbliche o private ove possibile; a- D) Descrizione dei valori archeologici, architettonici e culturali presenti nel sito. Questa parte di inventario identifica i valori archeologici, architettonici e culturali, comprese le sistemazioni agrarie e forestali tradizionali, la cui tutela si suppone possa interagire con la conservazione degli habitat e delle specie di interesse presenti nel sito. Questa parte dell'atlante contiene i seguenti tematismi: aree archeologiche; beni architettonici e archeologici sottoposti a tutela e eventuali aree di rispetto. Le ulteriori informazioni includono le prescrizioni relative a tali aree o beni derivanti dalla normativa nazionale di riferimento e dagli strumenti di pianificazione esistenti. |
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